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Appunti di Degustazione: La Mingla a Gargnano

Appunti di Degustazione: La Mingla a Gargnano

a cura di Mariagiulia Mariani

La Mingla, una piccola tavola sul lago

A Gargnano, in un vicoletto a due passi dal porto, La Mingla – come suggerisce il nome, che in dialetto locale significa “briciola” – occupa uno spazio davvero minuto: pochi tavoli all’interno e qualche posto all’esterno, tutto raccolto e a misura di persona.

La Mingla nasce dall’idea di Federica e Denys, rispettivamente in sala e in cucina, di costruire finalmente un locale a propria immagine e somiglianza, dopo anni trascorsi nell’accoglienza e nella ristorazione.

Sono solo loro due, con l’aiuto di una sola persona ai piatti durante il servizio, a mandare avanti questa piccola realtà. E si percepisce il loro desiderio di lavorare bene, con attenzione, ma anche secondo ritmi scelti e non subiti: una piccola dichiarazione di indipendenza gastronomica, con dentro anche il diritto alla propria vita personale.

Il ristorante, aperto nell’aprile 2025, è stato completamente ristrutturato durante l’inverno successivo.

La cucina è a vista e Denys lavora praticamente sotto gli occhi degli ospiti, fin dalla mattina, quando stende la pasta e i turisti stranieri si fermano a osservarlo incuriositi. L’ambiente è contemporaneo e personale. Su una parete, una grande teca illuminata custodisce alcune delle molte bottiglie scelte da Federica, nata bartender e ormai sempre più orientata verso il vino.

La carta dei vini è uno dei motivi per cui vale la pena fermarsi. Spazia in tutta Italia, comprese regioni e produzioni meno conosciute, con qualche incursione francese, e cambia rapidamente, seguendo le disponibilità, le scelte della casa e l’evoluzione dell’annata. Ci sono molti vini bio, naturali e di piccoli produttori, scelti senza la necessità di costruire una carta rassicurante.

Federica ci accompagna nella scelta con una selezione di vini divertenti, spesso fuori dai percorsi più battuti. E ci accoglie con un Franciacorta millesimato di Castello Bonomi, il CruPerdu, da uve Chardonnay e Pinot Nero: intenso, con un perlage fine e persistente, è una prima scoperta che mette subito in chiaro la direzione della carta.

Anche la cucina procede per sottrazione. I piatti in carta non sono molti e cambiano ogni paio di mesi; qualche fuori menu permette di seguire meglio la disponibilità del momento. Per gli antipasti sono previste anche mezze porzioni: un dettaglio che invita a condividere e, soprattutto, permette di assaggiare carne, pesce e verdure senza dover scegliere troppo presto da che parte stare.

La filosofia è semplice: lavorare i piatti al momento, con precisione, e soprattutto garantire la freschezza degli ingredienti. Alcuni arrivano direttamente da Gargnano e dai dintorni, come i capperi, il coregone o le verdure dell’orto che Federica e Denys gestiscono direttamente. Altri vengono da più lontano, ma hanno una ragione per essere qui: il tartufo estivo abruzzese o la ricotta di bufala, per esempio. È una cucina creativa. Gli accostamenti possono essere insoliti, ma la direzione resta quella della piacevolezza e della riconoscibilità.

E finalmente si comincia.

Il primo piatto ha già il sapore dell’estate: zucchine e zafferano. Nel piatto c’è una zucchina novella dell’orto, tanto giovane da arrivare nel piatto con il fiore e il gambo, sodo e vegetale. Quando la materia prima è buona, davvero non c’è molto da scartare. La zucchina viene prima brasata e poi completata con alcune rondelle fritte, che aggiungono una parte croccante. Viene servita con una salsa gialla e solare in cui il Lugana porta una netta componente acida, lo zafferano aggiunge una nota aromatica sottile e la menta un accento fresco.

Il secondo antipasto è una tartare di Barbina della Franciacorta, generosamente coperta da lamelle di tartufo estivo abruzzese e completata da un olio alle erbe. Qui i sapori sono più pieni: la carne resta protagonista, il tartufo porta intensità e l’olio aromatico lega il tutto.

Arriva poi la melanzana con pomodori datterini e ricotta di bufala. È un piatto avvolgente, giocato sull’incontro tra la polpa carnosa della melanzana, la dolcezza concentrata dei datterini e l’intensità della ricotta di bufala legermente affumicata.

Per accompagnare gli antipasti proviamo un Pecorino di Podere della Torre, scorrevole, molto sapido e fresco, seguito da un Pinot Nero St. Quirinus dell’Alto Adige, più sottile e fresco, con una bella spaziatura al palato.

Con il primo piatto torniamo al lago, e qui il legame con Gargnano diventa particolarmente evidente. Il formato è un Vesuvio, ma tutto il resto ha i piedi ben piantati sul Garda: pesto di rucola dell’orto, dadolata di coregone freschissimo, capperi di Gargnano e lamelle di mandorle. Il pesto porta un verde brillante e una nota erbacea; i capperi aggiungono sapidità; le mandorle, con il loro croccante dolce, introducono un contrasto di consistenza. Il coregone arriva direttamente dalla barca dell’ultimo pescatore del paese ed è appena marinato, con zest di questa terra dei limoni. È un piatto in cui il lago non viene semplicemente evocato: arriva nel piatto con delicatezza, attraverso un pesce freschissimo e una combinazione di sapori netti.

Con il secondo torniamo alla carne: scamone di agnello brasato, purea di sedano rapa, more di gelso e nasturzio. La cottura rende la carne tenera e succosa, mentre la purea porta una componente vegetale e cremosa. Il gelso introduce una nota fruttata, il nasturzio una lieve piccantezza e il jus della carne tiene insieme gli elementi, insieme all’olio alle erbe. È un piatto più ricco e strutturato, adatto a chiudere la parte salata della cena.

Lo accompagniamo con un Chianti di Vallone di Cecione, una piccola produzione familiare, capace di reggere la struttura del piatto senza appesantirla.

Il dessert cambia completamente registro. Arriva una crema brûlée sormontata da una quenelle di sorbetto al cioccolato fondente e da piccoli pezzi di passion fruit. Il gioco è tutto nei contrasti: caldo e freddo, morbido e croccante, dolce, amaro e acido. Un finale costruito più sulle sensazioni che sulla dolcezza, che chiude bene una cena fatta di accostamenti curiosi.

La Mingla è una piccola tavola nel senso più concreto del termine: pochi posti, una cucina a vista, due persone che fanno quasi tutto e una carta che cambia spesso. Ma è proprio questa dimensione ridotta a permettere a Federica e Denis di seguire da vicino quello che arriva in cucina e quello che viene versato nei bicchieri. Il risultato è una cucina personale, fresca e curiosa, che guarda al Garda senza rimanere chiusa nei suoi piatti più prevedibili.

E forse il senso del nome sta anche qui: una mingla, una briciola, può essere piccola senza essere insignificante. Anzi, qualche volta è proprio da una piccola tavola che si riesce a guardare un territorio con maggiore libertà.

Se passate da Gargnano, vale la pena cercarla. Prenota Ora!
Riferisci ai ragazzi che vi mando io (Giulia)

In estate, quando il paese e il lago sono nel pieno della loro stagione, ma anche in inverno, quando una piccola sala, una cucina a vista e un buon bicchiere possono essere una ragione più che sufficiente per fermarsi.

 

Gargnano 22/07/2026

Mariagiulia Mariani
Cronista del Gusto

 

Ristorante La Mingla

Gargnano – Via dell’Angolo, 4
376.1231114 | Prenota online


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