ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Appunti di degustazione: Osteria dell’Orologio di Salò

Appunti di degustazione: Osteria dell’Orologio di Salò

Osteria dell’Orologio, Salò: tradizione, famiglia e cucina impeccabile

di Mariagiulia Mariani

Domenica siamo andate a pranzo all’Osteria dell’Orologio, proprio a metà della via storica di Salò, la Via di Mezzo, tra case e botteghe, a un passo dal lago ma riparata dal continuo viavai dei turisti. La sorpresa più grande? L’assenza di sorprese: nessuna imprecisione, nessuna scorrettezza, neppure nel conto, e nessun artificio culinario costruito per stupire.

 

 

Da oltre trent’anni, la famiglia Giacomini gestisce il locale, riportando in vita la storica osteria rimasta chiusa per anni come luogo d’incontro per locali e villeggianti, tra buon cibo, vino e risate: la nonna capostipite, poi Alberto (oste), Giacomo (chef, in cucina con la cognata), Sara, ironica e vivace caposala, e il giovane sommelier Filippo, affiancati da una brigata competente di lunga data in cucina e sala. Una famiglia di sangue e di scelta che fa funzionare l’osteria come un perfetto “orologio svizzero”: fino a 70 coperti a sera tra tre ambienti interni, ciascuno con la propria atmosfera, più qualche tavolo all’esterno.

 

 

L’ingresso affascina: la porta e la vetrata in stile liberty introducono ai tocchi storici dell’osteria originale, come pavimenti e boiserie, ristrutturati e rivisitati con gusto. Soprammobili e pezzi d’artigianato, scelti dalla famiglia durante i viaggi o portati da clienti affezionati, raccontano la storia di chi ha vissuto il locale, testimoniata anche dalle caricature dei “calicisti”, habitué del posto, appese alle pareti. A lato si apre il grande bancone in ottone, dove, se si trova posto, è possibile sedersi, gustare un pasto e chiacchierare con l’oste.

 

 

La cucina è tradizionale bresciana, con attenzione al lago e alla stagionalità. I piatti di pesce spaziano dal luccio al coregone, al persico in stagione, con occasionali carpioni; la proposta include anche funghi, tartufo, bagoss, capretti di Serle e altre eccellenze del territorio, insieme ad alcuni grandi classici che richiamano tanto i clienti locali quanto gli stranieri.

 

 

Il nostro pranzo: tre antipasti aole fritte del lago toscano di Massaciuccoli con l’aromatica maionese al limone del Garda, che ci ricordano questo pesce ormai scomparso dal Garda e la delicatezza degli ecosistemi lacustri; il Luccio alla gardesana con polentina, delicato e goloso, con carne soda e marinatura nell’olio del Garda, resa vivace da acciughe del Cantabrico e capperi sotto sale; Capù Scapà, classico povero della cucina bresciana, qui avvolto in bietola invece che nella verza, brasato in abbondante burro. Primo, spaghettoni con coregone di lago, pomodorini confit, olive taggiasche e capperi del Garda, bilanciati e piacevoli, nonostante la riproduzione controllata del coregone nel Garda ne abbia ormai attenuato il sapore; secondo, coniglio in padella con polenta, con abbondante intingolo. Per chiudere, dolce autunnale: tortino di castagne con marron glacé e salsa di cachi. Caffè e marroni arrostiti hanno completato il pasto in semplicità e gusto.

La cucina è delicata, senza eccessi né contrasti forti, con la volontà di seguire la tradizione nella cura dei gesti, garante del piacere di chi prepara e di chi gusta.

 

 

Anche la carta dei vini, costruita piano piano grazie al rapporto con i vignaioli e alla voglia di conoscere e stappare, è centrale: guidati da Filippo, abbiamo assaggiato un Nosiola di Foradori (un passaggio di 6 mesi in anfora, per un vino diritto e pieno, fruttato ma equilibrato)

 

 

il Derthona, il celebre Timorasso di Walter Massa, fresco e minerale, con note di pesca che richiamano quelle coltivate un tempo nella sua zona del Tortonese, e infine il Sangiovese toscano “Bakkanali” dall’ancora poco riconosciuto Monte Amiata, con fermentazione spontanea e affinamento in acciaio, fresco e sapido grazie all’altitudine e al suolo vulcanico, etichetta impreziosita dall’omonimo dipinto di Rubens. La selezione, con oltre 10.000 bottiglie che riempiono letteralmente ogni angolo del locale, spazia dai grandi classici piemontesi e champagne a scelte più contemporanee e naturali, con la possibilità di portare a casa la bottiglia preferita a prezzo corretto.

 

 

In sintesi, l’Osteria dell’Orologio unisce tradizione, attenzione al dettaglio e calore familiare: un luogo dove mangiare bene, respirare storia e sentirsi accolti in un ambiente unico. Tornerò ad assaggiare nel periodo di Pasqua la ricetta più storica: i tortelli di cervelli di capretti con ragù di frattaglie. Un piatto forse non per tutti, che conferma però l’impegno della famiglia nel mantenere viva la tradizione gastronomica locale, rispettando il territorio agricolo.

 

 

Salò, 12/10/2025

Mariagiulia Mariani
Cronista del gusto

Credits: foto Laura Stramacchia

 

Osteria dell’Orologio

Salò – Via Mattia Botturini, 26
0365.290158


NEWSLETTER
Rimani aggiornato su Degustazioni, Eventi, Offerte Speciali e Serate a Tema!

Whatsapp

Iscriviti alla Newsletter

Brescia a Tavola | Associazione Brescia a Tavola
License Creative Commons CC
P. Iva: 04489920985