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    28 Maggio 2024 Cascina Maddalena di Lugana di Sirmione compie 100 anni

    CASCINA MADDALENA

    UN LEGAME SECOLARE CON IL TERRITORIO DEL LUGANA

     

    Mattia, Elisa, Raffaella, Luciano ed Elena Zurlan

     

    Cenni storici

    La storia di Cascina Maddalena inizia cento anni fa a Sirmione, in quello che oggi è conosciuto come il cuore pulsante del territorio della DOC Lugana, ma in tempi ancora non sospetti, quando nessuno poteva prevedere il grande successo che attendeva questa straordinaria regione vinicola e l’uva qui coltivata: la Turbiana. Era il 1924 quando Cascina Maddalena, oggi piccola azienda vinicola e agriturismo a conduzione familiare, ha mosso i suoi primi passi. Una data che non è sempre stata nota alla famiglia Zordan, ma che anzi è stata scoperta dalla quarta generazione composta dai fratelli Mattia, Elena ed Elisa, convinta che l’azienda fosse stata acquisita solo dopo la Seconda Guerra Mondiale ma che, invece, come testimoniato da antichi atti notarili portati alla luce qualche anno fa, è stata acquistata da Maria Marangoni vedova Zordan; da allora il nome della Cascina non è mai stato cambiato, in memoria di Maddalena Gennari a cui è stata dedicata, nonna dello scrittore Michele Nocera (noto per le sue opere in ricordo di Maria Callas). Una scoperta emozionante e di grande rilevanza storica che colloca a tutti gli effetti Cascina Maddalena tra le realtà pioniere e più rappresentative del Basso Garda e che la lega indissolubilmente a Sirmione e al territorio del Lugana, prima che il successo di questo vino come oggi lo conosciamo e il boom dell’enoturismo degli ultimi decenni diventassero un fenomeno di livello internazionale.

    Verso la metà dell’Ottocento, il signor Gedeone Gennari, originario del Veneto, acquistò un importante terreno in località Lugana di Sirmione e decise di dedicare il sito della cascina alla figlia Maddalena; molto tempo dopo, il Comune di Sirmione decise di chiamare “Via Maddalena” anche la strada che conduce al casale. Nel 1896, dopo la morte del Signor Gedeone, le proprietà passano ai figli Gennari Cav. Angelo, proprietario delle Terme di Sirmione e precursore del termalismo sirmionese con l’hotel Promessi Sposi (oggi Hotel Sirmione) e alla figlia Maddalena. Nel 1904, dovendo ampliare le numerose proprietà del centro storico, i fratelli Angelo e Maddalena Gennari vendettero la cascina alla famiglia Casagrande e, dopo qualche altro passaggio di proprietà nel corso del ‘900, venne acquisita dalla bisnonna Maria Marangoni vedova Zordan fino ad arrivare a papà Luciano Zordan e mamma Raffaella Molinari, che negli anni ottanta hanno deciso di abbandonare completamente i seminativi in favore di nuovi impianti, dando il via alla produzione di uva e vino.

    Cascina Maddalena: cantina e agriturismo

     

     

    Siamo nella parte lombarda della DOC, l’areale d’elezione, quello da cui tutto è iniziato e da dove ha origine il successo di uno dei bianchi italiani oggi più conosciuti al mondo. Cascina Maddalena si trova a Sirmione, precisamente nella piana che parte a ovest da Desenzano, dove si trovano le argille più coriacee e lo stile più lacustre e minerale. Il lavoro di bonifica nei campi a sud del Benaco – definitivamente terminati solo a cavallo della Seconda Guerra Mondiale (la zona del Lugana infatti fino ad allora era rimasta parzialmente paludosa e ricca di canneti, con appezzamenti acquitrinosi) – hanno reso questa zona eccezionalmente vocata per la coltivazione della vite ed in particolare della Turbiana. Una fiera ed appassionata azienda agricola, ma prima di tutto una famiglia che, instancabilmente guidata da papà Luciano e mamma Raffaella, si dedica anima e corpo alle sue due principali – ma non esclusive – attività: il vino e l’agriturismo.

    Sono le sorelle Elisa ed Elena a dedicarsi alla promozione e all’accoglienza, puntando molto sulle “esperienze” da far vivere agli ospiti all’interno della loro azienda agricola, tra assaggi e visite in cantina e i tanti eventi legati all’offerta enoturistica (pic-nic, cene in vigna, corsi di cucina). Un’esperienza che diventa subito e magicamente casa per i visitatori che scelgono di sostare in questa piccola oasi lacustre di tranquillità. Elisa fa la spesa, sceglie con cura i prodotti, proprio come quando fa la spesa per i suoi bambini: le carni fresche del macellaio, la verdura e la frutta di stagione, tutto rigorosamente da aziende e botteghe del territorio del lago di Garda, proprio dietro casa. Mamma – ma oggi anche nonna – Raffaella, invece, si alza presto per andare nell’orto a raccogliere la sua verdura, per poi correre in cucina a preparare piatti gustosi, con sapori antichi e buoni della tradizione.

    Le attività in vigna e in cantina sono gestite invece da Mattia al fianco del sempre presente papà Luciano. Cascina Maddalena conta una superficie vitata di circa 4 ettari, tutti allevati a guyot, che – oltre ad una piccola quota di Marzemino e Cabernet Sauvignon – sono principalmente dedicati a sua maestà la Turbiana. Se il Lugana DOC è generalmente il vino bianco più esportato con destinazione Centro e Nord Europa, quello firmato Mattia Zordan va – come spesso accade in tutto ciò che lo riguarda – in controtendenza, registrando oltre il 70% del consumo totale sul territorio nazionale a significare l’apprezzamento tutto italiano di uno stile verticale, elegante e ricco di struttura.

    La potenza dell’argilla al servizio di mani esperte, in vigna e in cantina

     

     

    Argilla cento per cento e ricchezza di sali minerali: sono questi i due elementi fondamentali che donano al Lugana di Mattia Zordan quella spiccata sapidità. Non è una terra facile da lavorare: tanto compatta e dura in tempi di siccità, quanto morbida e vischiosa dopo la pioggia. Caratteristiche che, tuttavia, la rendono depositaria del patrimonio organolettico del Lugana, con i suoi profumi intensi e agrumati, che al sorso incontrano freschezza, sapidità e corpo.

    “Dobbiamo tutto alla potenza dell’argilla”, dice Mattia, responsabile della parte agricola. Con le mani costantemente nella terra e il cuore nel vigneto, Mattia ha il solo e unico obiettivo di continuare a portare in bottiglia, con orgoglio e determinazione – e con la collaborazione dell’enologo Emiliano Rossi – l’espressione più autentica del suo territorio d’origine, cui la sua famiglia è intimamente legata da ormai un secolo. Ogni vino di Cascina Maddalena oggi rispecchia una volontà precisa di produrre senza inseguire mode: la loro forza sta proprio nella volontà di fare il vino rimanendo sempre fedele a sé stessi e a ciò che la loro terra offre, anno dopo anno. Un
    esempio è la scelta coraggiosa di non vendemmiare nel 2023, proprio alla vigilia del centenario: un segno del destino, forse, che ha messo alla prova la filosofia secolare – e la coerenza – della famiglia. Dopo quattro grandinate disastrose, infatti, nell’estate del 2023, hanno deciso di non utilizzare nemmeno quel 10-15% di uva rimasta sulla pianta e andare, come sempre, nella direzione della qualità; e questo implicava non fare il vino. È stato un colpo durissimo per l’azienda, ma ha permesso a Mattia di andare a scoprire altre realtà vinicole estere ed italiane – in Champagne, in Mosella, in Borgogna, ma anche in Franciacorta e nel basso Piemonte – e fare nuove ed importanti esperienze formative.

    Ecco quindi l’estrema attenzione a tutto ciò che ruota attorno al lavoro nei campi e in cantina. La terra viene ascoltata e rispettata, per rendere il consumatore consapevole di quello che trova nel bicchiere. “Noi siamo sempre stati sostenibili, senza certificazioni”, dice Mattia, che da sempre preferisce parlare nel suo caso di viticoltura di buon senso. Diventa naturale quindi voler trattare la terra con la testa – “e con il cuore”, aggiunge Elisa Zordan – partendo dalle buone pratiche agronomiche, come la concimazione a letame o il sovescio, per arrivare ai metodi ecosostenibili di controllo delle avversità, come l’utilizzo di mezzi organici o la confusione sessuale.
    La volontà di raggiungere i suoi obiettivi porta Mattia anche alla scelta nel 2015 di utilizzare il tappo a vite, una chiusura organoletticamente neutra a garanzia di un’evoluzione più integra e che a suo avviso dona, soprattutto alla Turbiana, maggior compostezza e reattività.

    E così – in vigna, in cantina e in agriturismo – oggi spetta ai tre fratelli Elisa, Elena e Mattia guardare al futuro, conservando lo stesso amore per il territorio, ingrediente che genera il buon vino e fa la reale differenza. Questo è il più grande insegnamento di mamma Raffaella e papà Luciano. Del resto “si tirano su le vigne come i figli, in famiglia e con amore”. Ma anche con la pazienza.

    Cento anni di Cascina Maddalena: lancio delle annate 2013, 2014 e 2015

    Nel 2024 Cascina Maddalena ha festeggiato i suoi cento anni e ha presentato a stampa e clienti un cofanetto in edizione limitata da sei bottiglie di Capotesta Lugana DOC, tutte con una chiusura diversa: tappo di sughero, diam e a vite. Un progetto ambizioso di affinamento decennale, grazie alla pazienza e determinazione di Mattia Zordan a voler conservare bottiglie ogni anno per evidenziare la grande longevità della Turbiana. Un approccio che, secondo la famiglia Zordan, interpreta coerentemente l’essenza del Lugana esaltandone le ottime doti di affinamento. Il segreto di questo grande potenziale di invecchiamento? Ancora una volta, i suoli. Tanti sono argillosi, ma pochi conservano la vera eredità dell’antica Selva Lucana, ovvero terreno povero a livello di composizione, ma ricco di sali minerali.

     

     

    I Vini

     

     

    Il Capotesta Lugana DOC è il cavallo di battaglia di Cascina Maddalena. In questo vino ritroviamo tutte le caratteristiche che hanno fatto della tipologia un fenomeno a livello internazionale: verticale, molto minerale, sapido e ricco di struttura. Espressione pura e diretta del territorio, è un vino che non teme il tempo. Più passa il tempo, dunque, più nel calice si potranno percepire i sapori delle terre gardesane e tutto il savoir-faire della famiglia Zordan nella gestione della vigna e della cantina.
    Le uve vengono raccolte a mano da metà a fine settembre con l’abbattimento della temperatura per una notte in cella. Dopo la pressatura soffice dell’uva intera, la fermentazione avviene con lieviti selezionati a temperatura controllata e mantenimento sulla feccia fine, fino a tarda primavera. La vinificazione in acciaio permette al vino di mantenere intatte le sue caratteristiche più autentiche. Al naso emergono ricordi di frutta a polpa bianca, molto croccante e succosa, accompagnati da
    delicati sentori erbacei e vegetali e, sul finale, da una nota agrumata che sfocia poi in un gusto secco e sapido con un finale di mandorla. Con il tempo questi sentori evolvono verso la frutta e i fiori gialli, un po’ più dolci, come la pesca gialla e la ginestra del Capotesta 2013. Al palato è un vino diretto e verticale, anche in età matura. Dimostra una grande freschezza, così come una grande sapidità. Ha una beva rinfrescante e dissetante che lascia il palato molto pulito.

    Clay Lugana DOC nasce da un’idea tra amici nel 2012 e vuole essere, nelle intenzioni di Cascina Maddalena, un upgrade di Capostesta. È frutto di una selezione molto accurata delle uve Turbiana e viene prodotto solo nelle annate migliori, con tiratura limitata: il 2014 è la seconda vendemmia in cui sono riusciti a produrlo. Come si evince dal nome, Clay è un omaggio all’argilla della Lugana, grazie alla quale il vino acquisisce quel carattere unico e distinguibile, oltra all’eccezionale potenziale di affinamento. La vendemmia è manuale, l’uva è meticolosamente selezionata, idealmente intorno a metà ottobre.
    Dopo la pressatura parte la fermentazione spontanea con mantenimento sulla feccia fine per un anno in cemento e un altro anno successivo di affinamento in bottiglia.
    Clay ha uno spettro aromatico più complesso e ricco rispetto a Capostesta. Si riconoscono la pesca gialla, l’albicocca, i fiori dolci come la zagara e, sul finale, una bella nota di pietra focaia. Al palato è molto fresco, sferzante e sul finale l’acidità lascia spazio a grande persistenza, con un accenno di pepe bianco, che rende il vino molto intrigante. È un vino dotato di un buon corpo e di una complessità che permette di accostarlo a piatti strutturati. Un abbinamento perfetto, restando sul territorio, è il luccio con la polenta, dove la grassezza del pesce viene armonizzata dalla freschezza e sapidità di Clay.

    Ed ecco lo Spumante Leonardo Metodo Classico dosaggio zero, prodotto sempre da 100 % Turbiana.
    La raccolta avviene in genere i primi settembre, in base agli andamenti stagionali. Dopo la pressatura soffice di uva intera, parte la fermentazione del mosto con lieviti selezionati a temperatura controllata; segue mantenimento sulla feccia fine fino a tarda primavera e una successiva sosta sui lieviti di minimo 36 mesi.
    Si presenta con tonalità di un paglierino brillante con sfumature verdognole e riflessi dorati. Al naso un bouquet di fiori di campo che sviluppa anche note minerali, per sfociare poi in un gusto secco e sapido con un retrogusto di mandorla. Al palato è molto fresco e sapido. Per le sue caratteristiche questo vino può essere utilizzato come aperitivo, ma dà il suo meglio in abbinamento con cibi grassi che compensano la grande freschezza. Ottimo con le fritture, ma anche con un bel pesce di lago, come il coregone.

    Il Marzemino diventa protagonista di due vini, a partire dal Rosato Rosanora: un rosé delicato che ricorda le serate d’estate. Dopo la raccolta, come sempre manuale, verso metà settembre, l’uva viene pressata intera e segue una brevissima macerazione sulle bucce in pressa, per un massimo di due ore. La fermentazione avviene con lieviti selezionati e il successivo affinamento in acciaio. Ottimo e fresco vino d’annata, si presenta con tonalità di rosa perlato e un profumo fine, intenso e fruttato. Al gusto propone una indiscussa personalità accompagnata da freschezza e sapidità. La sua gradazione alcolica lo colloca piacevolmente fra gli aperitivi e ad accompagnare primi piatti non elaborati; abbinamento perfetto anche con la pizza.

    Lo Spumante rosè In Do Sito Metodo Classico dosaggio zero, di nuovo base Marzemino, è la bollicina dedicata a mamma Raffaella. Sosta sui lieviti per minimo 12 mesi e si presenta di un colore rosa tenue. Al naso ha sentori di frutti di bosco come ribes e lampone e note floreali per poi sfociare in un gusto secco e sapido in bocca. Per le sue caratteristiche questo vino può essere utilizzato come aperitivo, ma dà il suo meglio in abbinamento con cibi grassi che sono compensano dalla grande freschezza.

    La rassegna si chiude con il rosso 7 Scurtoni, da Cabernet Sauvignon che anche sul suolo calcareo-argilloso dà tutto il meglio di sé. La vendemmia è come sempre manuale e avviene dall’ultima decade di settembre alla prima di ottobre. Dopo che l’uva è stata diraspata, segue la macerazione per alcuni giorni con frequenti rimontaggi, pressatura soffice, fermentazione con lieviti selezionati e affinamento in acciaio.
    Al calice si presenta di un rosso vivo, al naso si apre un ventaglio di profumi accoglienti e delicati di piccoli frutti rossi maturi, come la ciliegia e la fragolina di bosco, assieme ad un piacevole profumo di rosa rossa carnosa e ad un sentore lievemente vegetale che ricorda il profumo dei rovi. Un gusto fresco e piacevole con un tannino molto delicato, si abbina a formaggi stagionati ma è un ottimo compagno della carne, da una buona bistecca alla brace fino al tradizionale spiedo bresciano.


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