Alimentazione e demenza senile: cibi “no” e cibi “si”

Cibi che favoriscono la demenza senile

 

Ormai è chiaro e dimostrato: c’è una correlazione tra alimentazione e demenza senile. Il che vuol dire che la nostra dieta, se equilibrata, fa bene sia al corpo sia alla mente.

Lo conferma un recente studio americano, condotto da un team di universitari della facoltà di Medicina dell’Università di San Paolo in Brasile.

La nostra dieta mediterranea ha una marcia in più: con il consumo prevalente di verdura, frutta, cereali integrali, legumi, noci, pesce azzurro, grassi insaturi e olio d’oliva, e un uso moderato di alcol, ci garantiamo una delle vie più sane ed efficaci per prevenire l’invecchiamento e la demenza senile.

La ricerca pubblicata sulla testata “JAMA Neurology”, presentata alla conferenza internazionale dell’Associazione Alzheimer del 2022, ha mostrato e confermato quanto la dieta influenzi non solo il corpo e l’aumento di peso, ma anche il funzionamento del nostro cervello.

Alcuni cibi, infatti, fanno aumentare il rischio di invecchiamento precoce del cervello, di Alzheimer come di altre forme di demenza senile. Con “demenza” si intende, genericamente, la ridotta capacità di ricordare, pensare o prendere decisioni, con effetti sulla quotidianità.

È un problema più diffuso di quanto pensiamo. Stando alle statistiche, la demenza senile in Italia riguarda 1,2 milioni di persone, di cui il 60% è colpito da Alzheimer, la patologia psichiatrica più grave per chi la vive direttamente come pure per i familiari.

Attenzione al “confort food”

Secondo i ricercatori dell’Università di Medicina di San Paolo, alcuni cibi non solo fanno ingrassare ma possono contribuire ad aumentare il rischio di declino cognitivo. Gli indagati sono gli alimenti ultra-processati, cioè tutti quei cibi molto lavorati, come la pizza surgelata e i confort-food quali hot dog, hamburger, patatine fritte, bibite, biscotti, caramelle, merendine e gelati. Tutto ciò di cui andremmo ghiotti… se non fosse che ci fa malissimo.

Sia chiaro, non è il consumo occasionale che crea il danno, ma la regolarità: se più del 20% del nostro apporto calorico giornaliero è costituito da alimenti ultra-lavorati, secondo i ricercatori, il rischio di demenza senile aumenta. “Le persone che hanno consumato più del 20% delle calorie giornaliere da alimenti trasformati hanno mostrato un declino più rapido del 28% nella cognizione globale e un declino più rapido del 25% nelle funzioni esecutive rispetto alle persone che hanno mangiato meno del 20%”, così precisano i ricercatori.

La vera minaccia è l’infiammazione

Nei cibi ultra-processati, insomma, rientrano molti degli alimenti e bevande di cui facciamo uso nei nostri spuntini, colazioni e merende, quando non addirittura ai pasti principali: bevande zuccherate, snack dolci e salati, biscotti e merendine confezionati, patatine, carni rosse lavorate, cibi in scatola e piatti pronti, insaccati, ecc. Alimenti generalmente ricchi di zuccheri, sale e grassi, che favoriscono processi infiammatori, la vera minaccia a un invecchiamento sano del corpo e del cervello. Questi cibi sono pericolosi anche perché contengono additivi e ingredienti ottenuti con processi industriali come idrogenazione e idrolisi, e spesso hanno al loro interno molecole nocive dovute al trattamento termico (acrilammide, per esempio, e glicotossine) e residui chimici rilasciati dai packaging.

Come proteggere il cervello dalla demenza senile

Cosa fare quindi per proteggere cuore e cervello dal rischio di demenza o Alzheimer? Non serve vivere di rinunce, ma mantenere una alimentazione sana ed equilibrata, considerando queste tre buone regole:

  • Scambiare uno snack con un frutto e preferire la dieta mediterranea con prodotti di stagione
  • consumare il più possibile cibi freschi, preparati in casa
  • ridurre i cibi “super-elaborati” a casi rari ed eccezionali.

Francesca Gardenato


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