La nostra emozionante cena al Medea
Nel cuore di Brescia, il Ristorante Medea si rivela una piccola gemma di fusione culturale e gusto. Il locale, raccolto ma arredato con una cura quasi artigianale, accoglie gli ospiti in un’atmosfera intima e avvolgente: luci soffuse, tavoli ben curati, dettagli d’arredo che raccontano una storia — quadri giapponesi, lampade delicate, materiali scelti con gusto.
Lo chef Alberto riesce a portare in tavola la sua esperienza oltre oceano — Thailandia e Giappone — traducendola in piatti equilibrati, dove il vegetale non è solo protagonista, ma anche veicolo di creatività. L’influenza orientale non cancella però le sue radici bresciane ed emiliane: si sente nella profondità dei sapori, nei fondi curati, nei dettagli che richiamano la tradizione rivisitata.
La cucina di Medea è un ponte tra mondi diversi: elegante, consapevole, sorprendente. Una cena qui non è solo un pasto, ma un piccolo viaggio che resta impresso per atmosfera, equilibrio e identità.


Iniziamo la nostra splendida cena con un’entrée che già anticipa l’identità dello chef: una cucina pensata, precisa, che gioca con contrasti e memorie. Protagonista del piatto è una burrata affumicata, avvolta dalla dolcezza e dall’intensità di un peperone marinato con semi e buccia così da valorizzare l’ingrediente in tutte le sue parti. Le noci aggiungono croccantezza, mentre una polvere di alloro regala una nota aromatica inaspettata, profonda.
A completare, la focaccia della casa, frutto di una lievitazione di 48 ore, fragrante, soffice e perfettamente goduriosa.

Proseguiamo con due antipasti che confermano la mano sicura e creativa dello chef Alberto, e il suo rispetto profondo per il vegetale come materia prima totale. Il primo piatto è un cavolfiore laccato al miele, servito con una spuma affumicata di cavolfiore, arricchita dal fumo di legno che dona profondità e calore. A completare il piatto, un garum di verdure che ne esalta l’umami e una polvere di levistico raccolta personalmente dallo chef durante le sue passeggiate in montagna — un dettaglio che racconta il legame intimo con la natura e la stagionalità. Il secondo antipasto è pura poesia: un fiore di zucca ripieno con ricotta di capra, acciughe e menta, servito con una scapece di zucchina e una delicata crema di zucchina. Un piatto che unisce freschezza, sapidità e cremosità in modo sorprendente. Entrambi i piatti dimostrano quanto il vegetale, quando trattato con rispetto e tecnica, possa diventare protagonista assoluto, evocando ricordi, emozioni e viaggi interiori. Il tutto è stato perfettamente accompagnato da un Riesling 2023, fresco e minerale, che ha armonizzato senza invadere.
Che dire: WOW


Proseguiamo il nostro viaggio gastronomico con altri due antipasti che raccontano, in modo diverso, memoria e contemporaneità. Il primo è un piatto raffinato e fresco: trota servita con ceviche con liquido di marinatura, dove la delicatezza del pesce viene esaltata dalla vivacità agrumata del ceviche. Le bucce di patata dolce fritte regalano croccantezza, mentre il gel di melograno dona acidità. Un piatto che sorprende per pulizia e precisione. Il secondo antipasto è un affondo nella memoria personale dello chef: un rollè di coniglio, tenero e saporito, che richiama i piatti dell’infanzia. Viene servito con taccole al caffè, un abbinamento inusuale ma bilanciato e una salsa tonkatsu che fonde sapori italiani e giapponesi in modo sorprendente facendo ballare le papille gustative.
Un vero dialogo tra tradizione e viaggi, fra casa e mondo. Pochi ingredienti ben calibrati, tecnica solida, emozione pura.


Arriviamo al primo piatto. Ci viene servito un raviolo del plin ripieno di arrosto di coniglio, preparato con spalla e coscia — le parti non utilizzate nel precedente rollè, in un perfetto esempio di cucina sostenibile e circolare. Il ripieno è saporito, avvolgente, autentico. Ad accompagnarlo, una fonduta di erborinato di capra che aggiunge intensità e una nota pungente, bilanciata dalla maggiorana, che dona freschezza e profumo. A rendere l’esperienza ancora più completa, un sorprendente Martini con gin in infusione di erbette, servito in abbinamento: elegante, aromatico, coerente con il piatto. Che dire… sorprendente e profondamente gustoso, un primo che unisce tecnica, attenzione al prodotto e personalità.

Eccoci arrivati ai secondi piatti, che chiudono la parte salata della cena con due portate intense, strutturate e dal forte carattere. Il primo è un pollo ripieno alla bresciana, omaggio alle origini dello chef, arricchito da una laccatura al miele leggermente piccante che crea un perfetto equilibrio tra dolcezza e calore. Viene accompagnato da lattughino baby, funghi shiitake e una soffice di patata alla paprika, che aggiunge cremosità e una nota affumicata ben dosata.
Il secondo piatto è ancora più audace: anatra confit, cotta lentamente nel suo grasso per ottenere una carne tenerissima, poi passata sulla brace per una finitura croccante e affumicata. Il tutto completato da una demi-glacé al vino rosso e cioccolato, fondo ricco e avvolgente, e da un semplice broccolo, a contrasto vegetale e cromatico.
Due piatti profondamente diversi ma entrambi coerenti con lo stile Medea: tradizione reinterpretata, tecnica solida, accenti internazionali e gusto travolgente.


Arriviamo al momento del dolce, che chiude la cena con due interpretazioni opposte ma complementari: una più fresca e agrumata, l’altra golosa e avvolgente. La prima proposta è una tartelletta con lemon curd e meringa, classica nella forma ma impeccabile nell’esecuzione. La frolla è sottile e friabile, il lemon curd ben bilanciato tra acidità e dolcezza, mentre la meringa soffice e leggera aggiunge volume e un tocco estetico raffinato. Un dolce che pulisce il palato e lascia una sensazione di freschezza.
Il secondo dessert è una vera coccola: un assemblaggio goloso a base di arachide salata, namelaka al gianduia, cioccolato, pralinato alla mandorla e lampone ghiacciato. Un contrasto di consistenze e temperature, in cui la sapidità dell’arachide esalta la dolcezza del gianduia, mentre il lampone ghiacciato dona freschezza e acidità.


A conclusione di questa cena memorabile, non si può che riconoscere la straordinaria bravura dello chef Alberto, capace di costruire un percorso coerente, emozionante e ricco di identità.
La sua cucina è fatta di tecnica solida, rispetto per la materia prima e una grande sensibilità nel raccontare la propria storia attraverso i piatti. Ogni portata è il risultato di un pensiero profondo, di viaggi vissuti e radici mai dimenticate.
Medea non è solo un ristorante: è un’esperienza che parla di contaminazione culturale, di attenzione al dettaglio e di passione vera.
Complimenti chef — qui si cucina con cuore, testa e visione.
Martina Rubagotti
Cronista del gusto
Brescia Contrada delle Cossere, 13
Tel. 389.5360827
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