a cura di Anna Salvioni
C’è qualcosa di profondamente autentico negli eventi che nascono da un’intuizione sincera. Arte Cruda Galà, andato in scena giovedì 16 aprile 2026, presso il Frantoio Tosoni di Moniga del Garda, è proprio questo: un’idea coltivata nel tempo, cresciuta tra passione e territorio, e infine sbocciata in una serata capace di unire arte, cucina e convivialità in modo sorprendentemente naturale.
L’iniziativa, voluta da Saulo Della Valle – anima de L’Osteria H2O – prende forma dopo alcune prime sperimentazioni tra le mura del suo locale, ma questa volta serviva qualcosa di più ampio, più immersivo. E così la scelta del Frantoio Tosoni, location suggestiva circondata dal verde, si è rivelata perfetta: un luogo dove la cultura della terra incontra l’innovazione, trasformandosi per una sera in una galleria d’arte viva e accessibile.
L’obiettivo è chiaro fin dall’inizio: portare l’arte fuori dai contesti tradizionali, renderla fruibile, vicina, quasi tangibile, nella quotidianità. Non una mostra statica, ma un percorso esperienziale dove il pubblico può muoversi liberamente tra opere, artisti e sapori… Il tutto accompagnato da buona musica.

Se il gusto ha guidato i sensi, è stata l’arte a dare profondità e respiro all’intera esperienza. Gli spazi del frantoio si sono trasformati in una galleria dinamica con 11 artisti, dove le opere non erano semplicemente esposte, ma dialogavano tra loro e con il pubblico, in un continuo scambio tra estetica e significato.

Ad accogliere gli ospiti, il banco curato dalla Gioielleria Tranquilli, realtà storica del territorio gardesano attiva dal 1891. Le creazioni esposte raccontano una tradizione artigianale che si rinnova nel tempo: gioielli unici, come l’anello in titanio inciso a mano della collezione Maria T o i raffinati camei realizzati da maestri napoletani, diventano piccoli oggetti d’arte, sospesi tra design contemporaneo e memoria.

Di forte impatto visivo le creazioni materiche di Astego (Diego Astori), che attraverso plexiglass, materiali di recupero e colori accesi costruisce un immaginario pop e vibrante: farfalle, cuori e forme simboliche che parlano di rinascita e trasformazione, restituendo nuova vita a ciò che è stato scartato.


Più intimista e visionaria la ricerca di Francesca Adamo, mentre il legnanese Tiziano Colombo propone lavori che si muovono tra percezione e immaginazione, invitando lo spettatore a una lettura personale e non immediata.

Tra gli artisti presenti, emerge con particolare forza il lavoro di Gianni De Paoli, che porta una riflessione intensa e contemporanea sul tema ambientale. Il suo progetto indaga le trasformazioni degli ecosistemi marini, affrontando questioni urgenti come l’inquinamento, il surriscaldamento delle acque, l’accumulo di plastica e le migrazioni forzate delle specie ittiche. Le opere sono realizzate utilizzando esclusivamente pelle di scarto ittico, materiale residuale dell’industria alimentare che viene qui trasformato in superficie espressiva e archivio biologico.

La pelle, fragile e organica, diventa una sorta di mappa sensibile su cui si imprimono le tensioni ambientali: segni di stress, adattamento e deterioramento che restituiscono l’immagine di un mare vulnerabile, attraversato da equilibri sempre più precari. Il risultato è potente e quasi disturbante nella sua verità: un invito a considerare il mare non solo come paesaggio, ma come organismo vivo, politico, in continua trasformazione.

Accanto a lui, altri artisti contribuiscono a costruire un percorso ricco e sfaccettato: le ceramiche di Simona Pisaroni, ispirate al mondo marino e caratterizzate da riflessi cangianti ottenuti con particolari tecniche di cottura; le opere di Maisel, Tiziano Ronchi, Giuseppe Radice, Davide Fanelli, Rotax e Walter Pugni, ciascuno con un linguaggio distintivo, ma inserito in un racconto corale.

Il risultato complessivo è un’esposizione viva, accessibile ma mai banale, dove ogni opera diventa occasione di dialogo. Non c’è distanza tra artista e pubblico: si osserva, si commenta, si chiede, si condivide. Ed è proprio in questa dimensione informale ma autentica che Arte Cruda Galà trova una delle sue espressioni più riuscite.
A rendere il tutto ancora più significativo, l’asta benefica introdotta da Davide Bontempi che ha coinvolto quattro opere, il cui ricavato è stato devoluto alla Carolina Zani Melanoma Foundation ETS con il suo patron Patrizia Ondelli e a Zero Barriere ODV col suo presidente Marco Bottardi, che ha portato la sua diretta testimonianza da grato “sopravvissuto”. Un gesto concreto che ha dato ulteriore profondità alla serata.

Accanto alle opere, prende vita un percorso degustativo pensato per dialogare con l’esperienza visiva. La cucina de L’Osteria H2O propone piatti che esprimono ricerca, territorio e creatività, accompagnati da eccellenze selezionate.


Si parte con una raffinata tagliatella di seppia cruda, esaltata da note agrumate di lemonquat e dalla freschezza del crescione, coltivati direttamente dietro l’osteria. Un piatto elegante, in equilibrio tra mare e terra, abbinato a un Franciacorta Brut Millesimato.


Segue un raviolo al vapore con persico e piselli, dove tecnica e delicatezza si fondono, per poi passare a una proposta più rustica ma altrettanto curata.

Si tratta della ciabatta di semola con coniglio in porchetta, arricchita da peperoni e maionese alla paprika, accompagnata da una birra artigianale nata da un interessante progetto con il liceo Mantegna e Slow Food.


Il percorso si chiude con una nota esotica – una meringa con ananas, mango e cocco – e con un fuori programma che conquista tutti: il risotto all’olio extravergine Casaliva, fagioli cannellini e origano, vero omaggio al prodotto simbolo del frantoio.


Se i piatti hanno costruito l’ossatura del percorso gastronomico, sono stati i calici e l’olio extravergine a definirne l’anima più profonda, accompagnando ogni assaggio con coerenza e identità territoriale.

Ad aprire il dialogo è il Franciacorta Brut Millesimato 2014 dell’Azienda Agricola La Rondinera, che si presenta nel calice con eleganza e maturità. Le bollicine fini e persistenti anticipano un profilo aromatico complesso, dove le note di crosta di pane, frutta secca e leggere sfumature agrumate si intrecciano armoniosamente. In abbinamento alla tagliatella di seppia cruda, il vino svolge un ruolo fondamentale: pulisce il palato, ne amplifica la componente fresca e dialoga con le note agrumate del lemonquat, creando un equilibrio raffinato e mai invadente.

Si prosegue con il Lugana DOC della Cantina Marangona, espressione autentica del territorio gardesano. Qui il vitigno Turbiana si racconta attraverso profumi delicati di fiori bianchi, mandorla fresca e leggere nuance minerali. Al sorso è teso, sapido, con una bella persistenza che accompagna con naturalezza il raviolo al vapore con persico e piselli. L’abbinamento gioca su finezza e continuità: il vino non sovrasta il piatto ma lo sostiene, valorizzando la dolcezza del pesce e la componente erbacea della salsa.


Cambio di registro con la proposta brassicola del Birrificio Curtense, che presenta la “Slow Beer – Cavolo che birra!”, progetto che va oltre il semplice prodotto. Si tratta infatti di una birra artigianale nata dalla collaborazione con l’Istituto Mantegna e Slow Food, utilizzando ingredienti provenienti da presìdi locali come il cavolo dei Ronchi e il limone del Garda. Il risultato è una birra identitaria, con una personalità ben definita: al naso emergono sentori vegetali e agrumati, mentre al palato si distingue per freschezza, leggerezza e una chiusura leggermente amaricante. In abbinamento alla ciabatta con coniglio in porchetta, riesce a bilanciare la componente grassa e aromatica del piatto, offrendo una piacevole sensazione di pulizia.

Accanto a vini e birre, un ruolo fondamentale – spesso silenzioso ma essenziale – è stato svolto dall’acqua di Acqua Maniva. Proveniente dalle sorgenti alpine della Val Trompia, si distingue per la sua purezza e per il basso residuo fisso, caratteristiche che la rendono particolarmente adatta ad accompagnare percorsi degustativi complessi. La sua leggerezza ha permesso di “resettare” il palato tra una portata e l’altra, valorizzando ogni sapore senza interferenze, e contribuendo a mantenere equilibrio e pulizia gustativa lungo tutta la serata.

A chiudere il percorso beverage, il tocco aromatico del gin tonic firmato Piero Gin, proposto in una versione a base ananas, che accompagna il dessert esotico. Qui il cocktail diventa ponte tra dolcezza e freschezza, con le botaniche del gin che dialogano con il mango e il cocco, senza mai risultare stucchevoli.

Cuore pulsante della serata – non solo per il luogo – è stata la degustazione guidata degli oli del Frantoio Tosoni, vero e proprio viaggio sensoriale alla scoperta della cultivar gardesana.

Un racconto che parte dalla terra e arriva alla tecnologia: il moderno impianto MORI-TEM, con lavorazione a freddo e gramole sottovuoto, garantisce qualità e conservazione dei profumi, restituendo un prodotto che è sintesi di tradizione e innovazione.

Quattro le tipologie proposte, ognuna con caratteristiche ben precise:

La degustazione ha messo in luce non solo le differenze organolettiche, ma anche il lavoro che sta dietro a ogni bottiglia. Dalla cura degli ulivi – coltivati su terreni collinari che richiedono attenzione costante – fino alla trasformazione nel frantoio di ultima generazione MORI-TEM, dove la lavorazione a freddo e l’assenza di ossigeno permettono di preservare aromi e proprietà nutrizionali.

Il risultato è un olio che non è semplice condimento, ma vero protagonista gastronomico. Lo si ritrova infatti anche nei piatti, come nel risotto finale all’olio extravergine Casaliva: una preparazione solo apparentemente semplice, ma capace di esaltare tutta la purezza e la complessità di questo prodotto.
Ciò che resta, oltre ai sapori e alle immagini, è l’atmosfera. Informale, ma curata, conviviale ma mai banale. Tra un calice e una chiacchiera, tra un’opera e un assaggio, si percepisce chiaramente il senso dell’iniziativa: creare connessioni.

Arte Cruda Galà non è solo un evento, ma un esperimento riuscito di contaminazione culturale. Un modo diverso di vivere l’arte e la cucina, senza barriere, in un contesto che invita alla scoperta.
E forse è proprio questa la sua forza più grande: ricordarci che la bellezza, come il gusto, è ancora più intensa quando è condivisa.
Anna Salvioni
Cronista del Gusto | 16/04/2026
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