Conoscete lo spinacio selvatico?

 

Lo spinacio selvatico

Lo spinacio selvatico è un’erba spontanea dai tanti nomi: lapato untuoso, spinacio di monte, crisolocano, cùgolo, peruc, colubrina, olaci, olapri…. Il suo nome scientifico è “Chenopodium bonus-henricus” ma è conosciuto con il nome “buon enrico” e in dialetto bresciano “péruch”.

Si tratta di una pianta erbacea perenne conosciuta sin dall’antichità, molto apprezzata per il suo valore nutritivo, è raccolta, lessata e consumata in vari modi. Se anticamente era considerato un alimento povero, oggi è molto ricercato in quanto sostituisce lo spinacio comune.

Il termine Bonus-Henricus (buon Enrico) è stato dato storicamente per onorare la memoria di Enrico IV, re di Navarra e poi di Francia (1589-1610) prottetore dei botanici e dell’agricoltura.

Un aneddoto racconta che Enrico nel 1600 decise di aprire i cancelli del suo parco reale alla popolazione affamata, permettendo di cibarsi di erbe selvatiche e per gratitudine il popolo gli dedicò questo spinacio selvatico dal sapore gustoso.

In cucina

Si cucina come una comune verdura, lessa o soffritta in padella ed è preferibile scegliere i germogli o le cime immature delle giovani piante.
Si possono utilizzare anche le foglie giovani crude condite con olio, pepe, succo di limone e con aggiunta di gherigli di noci formano un’ottima insalata. Sono particolarmente pregiati nei ripieni, nel minestrone, al burro, nelle frittate. I getti fiorali si possono consumare come gli asparagi. In generale vista la sua stretta somiglianza con lo spinacio si presta ad essere cucinato in egual modo ma vi garantisco che il sapore è nettamente superiore.

Dove trovarlo

Sulle Alpi e sugli Appennini si trova fra il bosco a castagno e il limite delle conifere presso le malghe, luoghi incolti o ruderali ma concimati.
Sui rilievi, il “péruch” si può trovare dai 500 fino a 2100 metri e hanno un’altezza che può oscillare da 20 a 60 cm.
In generale nasce nei terreni che sono stati occupati da animali al pascolo quali pecore, vacche che si arricchiscono di materiale organico.

Nelle valli bresciane sicuramente in prossimità nei pascoli nel periodo tra fine marzo e i primi di maggio.