Food Policy a Brescia? L’opinione di Marino Marini

La cultura del cibo

 

A Milano durante l’EXPO 2015 fu annunciata una nuova Politica del Cibo che chiamarono Milan Urban Food Policy Pact. Da Milano partì una proposta di rete tra città di mezzo mondo attorno all’argomento Cibo. Ad oggi sono 160 le città aderenti, in Lombardia oltre a Milano, Bergamo e Cremona. Dal canto suo anche il Movimento Slow Food era già attivo da qualche anno con iniziative molto interessanti che coinvolgevano vari attori del settore: agricoltori, produttori, cuochi, nutrizionisti, istituzioni locali, aziende di ristorazione collettiva. Leggendo tra i propositi di Milano, l’articolo 1 della proposta di accordo tra sindaci recita:

Lavorare per sviluppare sistemi alimentari sostenibili, inclusivi, resilienti, sicuri e diversificati, per garantire cibo sano e accessibile a tutti in un quadro d’azione basato sui diritti, allo scopo di ridurre gli scarti alimentari e preservare la biodiversità e, al contempo, mitigare e adattarsi agli effetti dei cambiamenti climatici…

E prosegue:

Promuovere il coordinamento tra dipartimenti e settori a livello comunale e territoriale, favorendo l’inclusione di riflessioni relative alla politica alimentare…
Promuovere la coerenza tra le politiche ed i processi sub-nazionali, nazionali, regionali pertinenti…
Coinvolgere tutti i settori del sistema alimentare: autorità locali, enti tecnici e accademici, la società civile, i produttori, per politiche, programmi e iniziative in campo alimentare…
Riesaminare e modificare le politiche, i piani e i regolamenti esistenti per favorire la creazione di sistemi alimentari equi, resilienti e sostenibili…”

Un documento successivo rileva le esperienze delle città aderenti e stila le “azioni consigliate” in 37 punti che vale la pena di leggere, ma lo spazio non ce lo consente. Per chi volesse approfondire: Milan Urban Food Policy Pact , Azioni consigliate di MUFPP, Le 10 questioni della Food Policy di Milano.

Anche Brescia nel 2015 inizia a studiare il territorio dal punto di vista alimentare e scopre che il 50% del territorio comunale è agricolo e forestale. La produzione agricola e alimentare è scarsa e non basta a sfamare i bresciani. Si mettono in evidenza, in questo studio, alcuni comportamenti dei consumatori e si pendono in esame gli spazi ristorativi collettivi: Scuole, Assistenza ai minori, Anziani, Ospedali, Altri servizi, e bisognerebbe aggiungere gli Istituti Penitenziari, anche se di competenza dello Stato.

Lo studio in questione analizza puntualmente le problematiche urbane e periurbane del territorio: inquinamento, consumo di suolo, privatizzazioni e simili. Il limite di questo, peraltro eccellente lavoro (“Nutrire Brescia. Prospettive di rilancio dell’agricoltura periurbana nel Comune di Brescia” a cura dell’Assessorato Ambiente) sta nell’aver voluto analizzare soltanto il tessuto urbano e periurbano. Pochi i terreni, molte le problematiche a partire dall’inquinamento dell’aria e delle acque (vedi zona Caffaro): la Maddalena e i suoi Ronchi, da sempre bacino agricolo per la città, sono stati polverizzati da case di lusso e recinzioni. Una metropoli come Milano (se coinvolgesse la sua area metropolitana) raggrupperebbe ben 133 comuni con oltre tre milioni di abitanti. Se anche noi alzassimo lo sguardo alla provincia, tutto cambierebbe: i protagonisti, i terreni, le zone irrigue, gli allevamenti, le zone di pesca ecc.

Vale quindi la pena di pensare a un intervento di grande respiro allargato a tutta la nostra provincia, magari divisa in aree omogenee (città, hinterland e pianura; le vali; i laghi). Una scommessa che, pur difficile, potrebbe dare risultati insperati. Vi sono molte esperienze in provincia che stanno sperimentando nuove strade: una su tutte, Ruralopoli a Rezzato e poi il Mercato della Terra di Padernello, il DES Distretto di Economia Solidale, le numerose cooperative sociali come La Rete e la sua esperienza al Bistrò Popolare di via Industriale a Brescia.

Sostanzialmente si tratterebbe di porre mano alla qualità del cibo a partire dalla ristorazione collettiva. Un mio recente soggiorno in ospedale mi ha reso ben chiaro che in fatto di cibo siamo ancora lontani dal comprenderne l’importanza. In Brescia vi sono tradizioni di lunga durata come la ristorazione delle ACLI, attraverso la Cooperativa Agazzi, attiva fin dagli anni ’60. Attive sono anche aziende nazionali come CAMST, CIR e GEMEAZ. Vi sono anche altre iniziative che ruotano attorno al cibo attivate da Terra Madre Lombardia –  come i progetti “Tredicilune” sulla produzione casearia, “Sopra la panca” sugli allevamenti animali e “Acque dolci di Lombardia” sulla pesca e acquicoltura nelle numerose acque lombarde – ai quali occorre dare slancio. Molto attive anche le nostre Valli con il progetto Valli Resilienti che riguardano la Valtrompia e la Valsabbia e, da molti anni attiva e sicuramente ricettiva la Valcamonica impegnata a rilanciare la sua produzione agroalimentare.

Per attivare tutto questo occorre rimettere ordine nel territorio, ad esempio rilanciando nei punti strategici i Mercati della Terra (ridicolo che sia solo a Padernello, peraltro molto lontano dalla città).  Iniziative come il Festival dei Sapori vanno moltiplicate e ripensate, occorre sensibilizzare le GDO ai prodotti bresciani e anche la ristorazione privata va incentivata a promuovere i prodotti locali (anche se molti cuochi sono già sensibili e attivi sull’argomento). I tempi sono maturi: lo dimostrano la crescita di sensibilità dei consumatori. Questi ultimi si aspettano dalle istituzioni iniziative degne di nota, oggi che i temi dell’ambiente, dell’agricoltura, dei cambiamenti climatici sono nell’agenda anche di grandi uomini contemporanei come Papa Francesco che con le Comunità “Laudato Si’” ha messo in moto un movimento in difesa della terra e del Creato e ha trovato immediatamente un alleato laico come Carlo Petrini.

Numerose le esperienze in tante città italiane come il Living Lab di Lucca per “sviluppare una politica alimentare locale e una pianificazione territoriale per ridurre l’espansione urbana, attivare sinergie tra città e campagna e valorizzare il patrimonio culturale, il paesaggio e il territorio”.
Roma Metropolitana riscrive anch’essa i suoi obiettivi sintetizzati in questi dieci punti:
1. Accesso alle risorse: incrementare l’accesso alle risorse primarie per la produzione agricola, in primis la terra, l’acqua e l’agro-biodiversità, al fine di promuovere la nascita di nuove imprese agricole, condotte da giovani e da donne.
2. Agricoltura sostenibile e biodiversità: promuovere modelli di agricoltura sostenibile, orientando le azioni di intervento verso il sostegno all’agricoltura biologica e all’agroecologia.
3. Filiere corte e mercati locali: promuovere le diverse tipologie di filiera corta (farmers’ market, gruppi di acquisto solidale, community-supported agriculture e aziende agricole che effettuano la vendita diretta) e la presenza degli agricoltori diretti all’interno dei mercati.
4. Rapporti città-campagna: riscrivere le relazioni tra città e campagna su scala metropolitana, favorendo l’approvvigionamento di prossimità. La strategia va indirizzata verso integrazione tra le diverse fasi della filiera, lo scambio e la diffusione di innovazione, lo sviluppo di servizi specifici e forme di cooperazione tra le realtà produttive, anche attraverso la valorizzazione del ruolo del centro agroalimentare (CAR).
5. Cibo e territorio: promuovere le specificità territoriali legate al cibo e al territorio, contribuendo in tal modo alla conservazione e valorizzazione dei paesaggi colturali.
6. Sprechi e redistribuzione: ridurre drasticamente gli sprechi alimentari in tutte le fasi della filiera: coltivazione, raccolto, trasformazione industriale, distribuzione e soprattutto consumo, favorendo l’accesso al cibo da parte delle fasce sociali più deboli tramite il sostegno alle iniziative di recupero e redistribuzione delle eccedenze.
7. Multifunzionalità: promuovere, in particolare nei contesti urbani e periurbani, tutte le forme di multifunzionalità, sia quelle a maggiore valenza sociale (inserimento persone svantaggiate, “dopo di noi”, agricoltura terapeutica, agri-nido), sia quelle a maggiore valenza economica come l’agriturismo. Promuovere l’adozione di menù che valorizzino le vere specificità gastronomiche locali, attraverso l’adesione a una apposita carta dei valori che preveda parametri territoriali, ambientali e sociali.
8. Consapevolezza: promuovere un maggiore livello di consapevolezza dei cittadini rispetto alle questioni del cibo dell’agricoltura e del territorio attraverso un piano di educazione alimentare e ambientale che parta dalle scuole, dal sistema delle aree protette e dalla rete degli orti urbani.
9. Paesaggio: contrastare il consumo di suolo (un quarto del suolo comunale è oggi coperto da superfici artificiali) e affrontare altri fenomeni di degrado della terra (impermeabilizzazione, dissesto, erosione, compattamento, perdita di sostanza organica, salinizzazione e desertificazione).
10. Pianificazione della resilienza: riconoscere la funzione degli agroecosistemi come elementi centrali delle infrastrutture verdi e quantificare i servizi forniti dal sistema agro-silvo-pastorale metropolitano a favore del benessere umano. favorendo l’integrazione di questi valori nei processi di pianificazione e gestione del territorio.

C’è materia su cui discutere e una politica del cibo la nostra comunità bresciana se la merita!

Marino Marini


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