
Il tuo legame con la cucina sembra intrecciare radici familiari, arte e storia. Come ha preso forma questa passione?
E quale eredità umana o culturale ha alimentato il tuo percorso?
Quale è l’essenza della tua cucina?
Selezionare con cura ingredienti freschi e di qualità eccellente, rispettare le tradizioni e trasformare ogni piatto in una meravigliosa esperienza che evoca il calore della nostra infanzia e l’autenticità delle radici italiane.
Discendere da una famiglia dalle radici antiche ed ereditare la passione per la storia, sono pronipote dell’impressionista Edgar Degas, mi ha portato a vedere il passato non come un archivio, ma come una trama viva. Colleziono libri e oggetti antichi non per conservarli, ma per decifrarli : ogni ricetta ingiallita o utensile dimenticato è un frammento di un racconto più grande.
Il nostro ristorante ha attirato negli anni personalità di spicco. Tra gli ospiti che hanno scelto la nostra tavola posso citare il signor Swarovski, patron dell’omonimo impero di gioielli, il pilota di Formula 1 Mika Hakkinen, il campione del mondo Luca Toni, le regine della tv Mara Venier e Paola Perego, oltre a volti dello sport, della moda e dell’imprenditoria e della politica.
Il ruolo dello chef richiede uno sforzo fisico e mentale fuori dall’ordinario, con dinamiche che rendono difficile l’accesso e la permanenza per molte donne. Personalmente sono determinata a portare avanti il mio percorso; organizzo ogni giorno come una partita a scacchi, incastrando servizi, gestione del personale, i miei studi, le registrazioni ecc. Ma ammetto che il prezzo da pagare è alto: anche con una pianificazione ferrea, il tempo per la vita privata si riduce a ritagli, un caffè veloce con un’amica e telefonate veloci e poco altro.
Il mio ristorante a Desenzano è diventato un punto di riferimento culturale e culinario grazie ad un progetto unico nel suo genere : le Cene Eretiche, un’esperienza gastronomica ispirata al catarismo, movimento religioso medievale perseguitato dall’Inquisizione. Questo connubio tra storia , spiritualità e cucina ha catturato l’attenzione non solo italiana, ma anche internazionale, trasformando ogni serata in un evento che unisce ricerca storica e tradizione. L’idea è nata in collaborazione con mio fratello Armando, appassionato di storia e tradizioni locali.Insieme abbiamo deciso di esplorare il legame tra il territorio del Garda e i Catari, che nel XIII sec. trovarono rifugio a Desenzano e Sirmione, ultime roccaforti prima della repressione. I Catari convinti che lo spirito fosse imprigionato nella materia, rifiutavano alimenti derivati dalla riproduzione animale. Questo credo ha ispirato un menù basato su ricette medievali rivisitate.
Puoi dirci alcuni dei piatti che proponi durante le Cene Eretiche?
Il Sisam, antico metodo di conservazione del pesce di lago, trasformato in una prelibatezza moderna. Il Riso al cavolo rosso ; ricetta medievale arricchita con agrumi del Garda. La Zuppa di cipolle ; piatto duecentesco che unisce dolce e salato, simbolo di semplicità e spiritualità. E altri piatti tutti da scoprire.
Partecipare a questi programmi meravigliosi è fonte per me di grande orgoglio. Quest’anno, con Peppone Calabrese come padrone di “casa” sarà davvero speciale ; la sua energia contagiosa trasformerà ogni puntata in un modo allegro di tenere compagnia ai telespettatori. Il mio ruolo? Quello di sempre : la chef che propone didattica a tavola, insegnando storia e curiosità dei piatti che ogni giorno ritroviamo sulle nostre tavole.
Ogni puntata è un viaggio nel tempo e il bravissimo Claudio Campagnolo è il mio compagno di avventure. Racconto storie ed aneddoti legati alle tradizioni e ai piatti della meravigliosa regione Veneto.
Il mio impegno con Brescia a tavola lo posso descrivere in 3 parole : orgoglio, territorio e futuro. Collaborare a questo progetto è come scavare in un tesoro che hai sempre avuto sotto casa. Ogni pietanza, ogni ricetta bresciana è una mappa : racconta chi eravamo, chi siamo e cosa custodiamo. Un grazie speciale va a Max, presidente visionario che ha creduto in questa sfida: valorizzare non solo i piatti ma le mani che li preparano, i borghi dove nascono e le storie che li rendono unici. E il bello è che siamo solo all’inizio di un percorso di grande successo e soddisfazione.
La mia filosofia è lavorare in silenzio con grande impegno e celebrare i risultati una volta ottenuti. Sono molto scaramantica e non rivelo mai i miei progetti prima del tempo
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