di Anna Salvioni
Ci sono luoghi che non si raggiungono: si vivono. Vivilo Franciacorta è uno di questi. Un ristorante nato nel 2022, custode di un’idea semplice e al tempo stesso ardente: trasformare i prodotti locali in un viaggio sensoriale dove ogni piatto racconta un’origine, un gesto, un sogno diventato realtà e soprattutto una promessa: sostenibilità, rispetto e amore per la terra.

Lorenzo Tagliabue e Giovanni Cavalleri sono le due anime di Vivilo: una cucina che racconta la terra con rispetto e sensibilità in abbinamento ad una pasticceria raffinata e d’élite. Un team che trasforma la Franciacorta in esperienza viva, elegante, sincera non solo come ristorante, ma anche per eventi, matrimoni, scenografie gastronomiche e creatività.



Arriviamo alle 19:30, quando il buio ha già avvolto morbidamente l’ampia corte, rischiarata da una luce soffusa che sembra accompagnare ogni passo con un’intima promessa di quiete.
Un grande cancello incastonato nel muro di pietra, con il logo dorato che brilla appena, introduce a un luogo che profuma di storia. Basta un tocco, ed ecco aprirsi un mondo ovattato: un cortile elegante in cui s’inserisce la serra di corte: uno spazio coperto e trasparente, finemente rifinito, che sembra respirare con il ritmo silenzioso dell’ampio giardino che la abbraccia. Una sorta di teca architettonica preziosa, protetta e insieme aperta alla luce.

La contempliamo per un istante, poi la oltrepassiamo, dirigendoci verso la vetrata d’ingresso che incornicia un ambiente in pietra raffinato, dominato da un grande quadro dedicato alla vite – simbolo assoluto di questa terra.

Una scala antracite conduce ai piani superiori e alla prima, sorprendente accoglienza: un lampadario a gocce lunghissime che riflette una luce calda e gentile; un antico camino in pietra; divanetti morbidi, travi a vista e libri di cucina che raccontano immediatamente la filosofia del luogo, fatta di attenzione, eleganza misurata e autentica cultura gastronomica.

Attraversiamo gli spazi, passiamo per una saletta raccolta — una ventina di posti circa — sciccosissima nei suoi tavoli rotondi, nell’illuminazione scenica che scolpisce l’ambiente con discrezione, e in quella grande vetrata che si affaccia su una collezione di bottiglie, quasi un caveau liquido che custodisce oltre cinquecento etichette come fossero beni preziosi.

Proseguiamo fino alla sala principale, la nostra destinazione, che può accogliere comodamente circa una trentina di ospiti.

Qui ogni dettaglio racconta cura e attenzione: il personale, impeccabile e garbato, ci accompagna con naturalezza mentre le grandi vetrate si aprono sulle vigne, creando una scenografia che da sola vale la serata.

Tavoli rotondi perfettamente apparecchiati, grandi sottopiatti tondi d’oro satinato, tovaglioli avorio piegati con precisione, insolite tavolette in finta pietra come poggia posate e perfino un comodissimo sgabello per la borsa: piccoli gesti che non sono semplice estetica, ma autentiche carezze per chi si siede.
Il viaggio inizia: calici, sentori e coccole di cucina

Ci affidiamo con aspettative e fiducia al sommelier Ramon, preparatissimo e sorridente, e allo chef Lorenzo Tagliabue, anima di una cucina concreta, territoriale, profondamente emozionale.
Primo calice: Franciacorta Satèn Luscia Mazzanti, prodotto sui tre ettari e mezzo di vigneti a Provaglio d’Iseo. Cremoso ed elegante.

Lo accompagna un benvenuto che parla subito la lingua della casa: canederlo fritto ripieno di fontina su crema di zafferano. Un mini-scrigno dorato, fragrante, goloso. Il boccone perfetto per annunciare una serata speciale.
Antipasto

Tre piccoli cubi bianchi diventano piccoli palcoscenici di altrettante interpretazioni:
Per me, intollerante ai funghi, variante con ricotta, pomodoro e origano: delicatissima.
un equilibrio sorprendente tra dolcezza e acidità;
Un gioco di consistenze e di sapori che si rincorrono.

Sul tavolo arrivano anche pane di semola, grissini e girelle sfogliate al burro, accompagnate da un burro leggermente salato: semplici, ma irresistibili.
La zucca che diventa poesia

Il secondo calice è un Chardonnay Sebino de “Il Pendio”, produttore iconico di Monticelli Brusati: verticale, vivo, in pieno dialogo con la stagione. Perfetto con la zucca cotta a bassa temperatura: morbida, dolce, con la sua riduzione aromatica, la fonduta di salva cremasca e i semi tostati che regalano croccantezza. “Della zucca non si butta via nulla”: qui non è un motto, ma una lusinga alla terra.

La tradizione che emoziona: i casoncelli e il risotto
Cambio calice, cambio vibrazione.

Arriva Franciacorta Brut Barboglio De Gaioncelli “Vent’Anime”, 6.000 bottiglie, 75% Pinot nero, anima di riserva ventennale. Un vino ricco, complesso, di grande profondità.
Con lui, uno dei piatti identitari:

Casoncelli bresciani con ripieno senza carne, burro nocciola aromatizzato al limone, salvia, guanciale fritto. Un’esplosione gentile, mai invasiva. Tutto è armonia.

Rimaniamo in zona con un calice prezioso:
Cavalleri Vigna Rampaneto 2022, Chardonnay biodinamico, non filtrato. Un bianco che ha personalità e struttura, elegante e sincero. E accompagna meravigliosamente il piatto simbolo del ristorante:

Risotto al Bagòss con mantecatura allo zafferano e limone del Garda. Cremoso, bilanciato, perfetto. Il sapido incontra l’acidulo e nasce un abbraccio.
La Franciacorta che sorprende: il rosso del Monte Orfano
Con il secondo piatto si cambia rotta:

Tersicore Sebino Rosso 2022 – Cantina Pianora. Cabernet franc e Merlot da vigneto eroico, su suoli ricchi e antichi. Intenso, sincero, vibrante.
Il piatto è una dichiarazione di tecnica e sensibilità:

Filetto di maiale in crosta di speck, cotto a bassa temperatura per quasi venti ore, con spuma di patata e purea di mele. Tenero, avvolgente, goloso.
La sorpresa: il carrello dei formaggi

Momento scenografico, emozionale, irresistibile.
Il carrello dei formaggi fa il suo ingresso, ricchissimo, insolito e narrato con passione:
Savarin della Normandia, Camembert affinato nello champagne, piccoli caprini affinati nella cenere, pecorini sardi, bagòss selezionato, gorgonzola di Lodi, Stilton inglese, erborinati intensi, Reggiano vacca rossa, Fatulì della Val Saviore della Val Camonica …

Un viaggio nel viaggio, accompagnato da:
Il tutto servito su un allegro piatto con topolino e fori “alla gruviera”.
Pre-dessert e gran finale

Il pre-dessert è una piccola festa:
sorbetto ai frutti di bosco con grano saraceno soffiato, lingue di gatto e riduzione di vin brûlé. Un profumo che avvolge, un boccone che rinfresca.
Poi ecco il secondo carrello, quello dei desideri che si avverano:


gelato mantecato al pistacchio, servito al momento e personalizzabile con: fragole al limone, granella di nocciole caramellate, praline al cacao e wafer.
Un dessert che è spettacolo e golosità allo stato puro.

Data l’ora, chiudiamo con caffè d’orzo, servito abbinato a un’irresistibile piccola pasticceria firmata Pasticceria Roberto: cannoncini sottilissimi, savarin alla vaniglia, cioccolatini al caramello e passion fruit e il celebre “Soffio” accompagnato da crema chantilly.
Quando l’ultimo sorso ha sfiorato il palato, nella sala è rimasto un silenzio lieve, quasi riconoscente. Gli aromi ancora sospesi, le vibrazioni dei calici, le sfumature inattese dei sapori sembravano intrecciarsi nell’aria, come a voler custodire e restituire l’essenza di ciò che si era rivelato ben più di una semplice degustazione: un invito ad assaporare lentamente, ad ascoltare ciò che ogni vino aveva da raccontare, a lasciarsi sorprendere da abbinamenti e assaggi capaci di stupire.
In quell’istante sospeso, ogni nota gustativa si è trasformata così un richiamo gentile a guardare, a sentire, a vivere con maggiore intensità e, chissà, a tornare ancora al Vivilo per rivivere nuovamente.
Erbusco, 12/11/2025
Anna Salvioni
Cronista del gusto
Corte Franca – Via Nazario Sauro, 15
Tel. 030.9826831 Cell. 320.1729241
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