San Giovanni e il Nocino nel Bresciano

Mallo delle noci acerbe per il nocino casalingo

 

Il nocino è un liquore dal gusto intenso, ottimo come digestivo. Lo si produce anche nel Bresciano, in varie zone, ad esempio in Valle Camonica, dove viene preparato secondo una antica ricetta di famiglia dal Liquorificio Alta Valle Camonica.

I malli utilizzati provengono da noci raccolte in Valle Camonica e l’infuso rimane in macerazione nell’alcool per circa 40 giorni. Ogni giorno, il liquido viene rimescolato manualmente con pazienza utilizzando un bastone di legno. Per poi estrarne il ‘nettare’ magico, un tempo considerato prezioso rimedio per lenire molteplici mali e dotato di virtù miracolose.

Nocino, un digestivo di antica tradizione

Il nocino si inserisce in una serie di antiche usanze contadine e occupa un posto d’onore all’interno della tradizione italiana del ‘fine pasto’. Si tratta di un liquore dal colore scuro e dall’aspetto denso. Servito come digestivo e può sostituire i tradizionali amari. Lo si può bere liscio, ma è altrettanto ottimo con macedonie di frutta, gelati o come ingrediente per cocktail dal gusto particolare.

Può essere inoltre usato come tonico e contro i disturbi epatici. Esistono diverse varianti nella preparazione del nocino, sono tramandate di famiglia in famiglia che ne custodiscono gelosamente la ricetta.

Ecco qui lo nostra ricetta del nocino:

 

Ricetta del nocino

 

La notte magica di San Giovanni

C’è del magico nella storia di questo liquore. Secondo la tradizione e le credenze popolari la notte di San Giovanni, tra il 23 e il 24 giugno, prossima al solstizio d’estate, porta con sé una serie di significati ancestrali legati a riti magici e cerimonie propiziatorie.

È una notte in cui il mondo naturale e soprannaturale si incontrano e accadono ‘cose strane’ come narra Shakespeare nel ‘Sogno di una notte di mezza estate’…

In questa occasione si raccolgono piante e foglie comuni che però – proprio perché raccolte in questo particolare momento – diventano miracolose, le famose “erbe di San Giovanni”. Il 23 giugno è la notte più corta dell’anno, il momento in cui la luce solare vince sulle tenebre.

Una delle pratiche più frequenti è dunque la raccolta delle erbe nuove: queste piante, grazie alla singolare posizione dei pianeti, sarebbero arricchite di virtù curative che le rendono veri e propri talismani. Sebbene queste tradizioni popolari siano dimenticate e ritenute obsolete, alla loro base si ritrova una grande conoscenza di fitoterapia e un buon utilizzo di quelle che sono le proprietà delle piante. Questo tipo di conoscenza, legato strettamente alla Natura e alla vita contadina, è un patrimonio ricchissimo da scoprire e recuperare.

Vediamo alcune erbe da raccogliere la notte del 23 giugno.

Prima tra tutte è l’Iperico, detto anche “erba di San Giovanni” o “scacciadiavoli”: tenerlo addosso tutta la notte o attaccarlo fuori dalla porta proteggerebbe infatti dalle sventure.  C’è poi la Ruta che, forse proprio per la sua forma a croce, scaccerebbe i diavoli. Troviamo la Verbena, simbolo di pace e prosperità, che guarirebbe dalle malattie. Si raccoglie inoltre anche il Ribes, chiamato “bacca di San Giovanni”. Per finire c’è l’Artemisia che preserverebbe dai fulmini e dal malocchio e da ultimo l’Aglio, protettore per antonomasia, che, se raccolto prima dell’alba sarebbe un potente amuleto contro la stregoneria.

La notte di San Giovanni e infatti anche la notte in cui streghe e demoni si riuniscono in terribili consessi infernali, sotto l’albero del noce, per secoli considerata una pianta demoniaca e simbolo del maligno. Tra le tante, emblematica la storia del “noce di Benevento”.

La leggenda medievale narra, infatti, che tutte le streghe volassero nel cielo per radunarsi sotto il Grande Noce di Benevento. Il Grande Albero rappresentava la congiunzione tra naturale e soprannaturale, tra terra e cielo…

Ecco spiegato uno dei motivi per cui si raccolgono le “erbe di San Giovanni”.

Francesca Gardenato


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