a cura di Anna Salvioni
Mettici un giovedì sera di fine primavera, il lago di Garda che lentamente si colora di rosa al tramonto, una terrazza affacciata su uno degli scorci più suggestivi della Valtènesi e una sessantina di ospiti tra stampa, operatori del settore, produttori e amanti della buona enogastronomia.

Aggiungici la splendida cornice di Villa Galnica, a Puegnago del Garda, sede del Consorzio Valtènesi, ed ecco servita la prima serata di “Valtènesi in Tavola 2026”, nuovo format ideato dal Consorzio in collaborazione con Gambero Rosso per valorizzare e rafforzare il dialogo tra cucina del territorio e vini della denominazione.


Una serata che non si è limitata a essere una semplice cena degustazione, ma che ha assunto i contorni di un vero viaggio sensoriale tra vino, territorio e ristorazione gardesana.
Una terrazza sospesa sul Garda
La vista dalla terrazza della Casa del Vino della Valtènesi è di quelle capaci di lasciare senza parole anche chi il Garda lo frequenta abitualmente. Con un solo colpo d’occhio lo sguardo abbraccia la punta di Sirmione, la Rocca di Manerba, l’Isola dei Conigli e Punta San Vigilio, in una scenografia naturale resa ancora più suggestiva dalle sfumature rosate del cielo serale.


L’allestimento studiato per l’occasione ha accompagnato perfettamente l’identità della manifestazione. Tavoli rotondi elegantemente apparecchiati con tovaglie bianche, piatti floreali dalle delicate nuance rosa, piccole abat-jour luminose e centrotavola in tonalità pastello dialogavano armoniosamente con i calici dedicati alla degustazione dei rosé protagonisti della serata.

Ovunque, il richiamo cromatico al Chiaretto della Valtènesi: ceste da picnic con plaid scenici, secchielli colmi di ghiaccio che accolgono bottiglie prestigiose e personale di sala impeccabile, attento ma mai invadente.


Ad accompagnare aperitivo e cena, il sottofondo musicale raffinato di un pianista dal vivo che, dai piani superiori della villa, suonava un pianoforte a coda contribuendo a rendere l’atmosfera ancora più elegante e immersiva.

Il progetto del Consorzio Valtènesi
Il nuovo format “Valtènesi in Tavola” si svilupperà attraverso quattro appuntamenti distribuiti tra maggio e giugno e nasce con l’obiettivo di raccontare le tipicità enogastronomiche del territorio attraverso nuove occasioni di incontro tra produttori, ristorazione e pubblico.
Ogni serata vedrà protagonisti tre ristoranti del territorio chiamati a costruire un menu “a sei mani” in dialogo con una selezione di vini della denominazione.

Alla serata inaugurale erano presenti, tra gli altri, la vicedirettrice del Consorzio Valtènesi Cristina Inganni della Cantina Catrina di Bedizzole, il direttore operativo Yuri Pagani, il vicepresidente Marco Turina dell’Azienda Agricola Turina di Moniga del Garda e Pierangela Lazzari, assessore alla Cultura di Puegnago, amministrativa del Consorzio e curatrice degli allestimenti dell’evento. Presenti anche i sindaci Maria Rosa Avanzini di Polpenazze, Flaviano Mattiotti di Manerba e Renato Marcoli di Moniga.
Il presidente del Consorzio Paolo Pasini era invece assente per impegni professionali legati al settore vitivinicolo.
A sottolineare il valore culturale e territoriale del progetto anche Marco del Gambero Rosso, che durante la presentazione della serata ha evidenziato l’importanza di “raccontare la vocazione di un territorio attraverso un viaggio”, invitando gli ospiti a degustare quanti più vini possibile per costruire una propria idea personale di Valtènesi.

I vini protagonisti: tra Valtènesi e Provenza
Protagonista assoluto della serata è stato naturalmente il rosé.
Su ogni tavolo erano presenti bottiglie mantenute alla giusta temperatura nei secchielli col ghiaccio, mentre un banco dedicato alla libera degustazione permetteva agli ospiti di esplorare diverse interpretazioni del Valtènesi Riviera del Garda Classico.

Tra i vini degustati durante la cena, particolarmente interessante il Kaipos Pietta 2025 della Società Agricola Pietta di Muscoline, Valtènesi Riviera del Garda Classico prodotto da uve Groppello, Sangiovese e Barbera coltivate su suoli morenico-calcarei.
Nel calice si presentava con un delicato rosa petalo, mentre al naso emergevano note floreali e piccoli frutti rossi. In bocca risultava fresco, sapido e fortemente identitario, con quella piacevole vena salina tipica della zona gardesana.

Accanto ai rosé della denominazione sono state proposte anche alcune incursioni francesi come il Domaine ODDO 2025 Vallon des Glauges, vincitore del Provence Argent Concours 2026, e il Château Pansard 2025 Côtes de Provence, anch’esso premiato al Concours Vins de Provence.

Molto apprezzato anche il Seta Mora 2022 dell’Azienda Agricola Turina Fratelli di Moniga del Garda, Valtenesi Riviera del Garda Classico insignito dei Tre Bicchieri del Gambero Rosso 2026.
Una produzione limitata di appena 2.600 bottiglie per un vino elegante, equilibrato e sorprendentemente vivo, capace di raccontare con precisione la vocazione del territorio.

I protagonisti della cucina
Tre i ristoranti coinvolti nella prima serata:

Interessante la scelta narrativa degli chef: i piatti venivano raccontati solo dopo la degustazione, lasciando che fossero prima profumi, consistenze e sapori a parlare direttamente agli ospiti. Una formula intelligente e coinvolgente, capace di rendere l’esperienza più autentica e meno guidata.

L’aperitivo: il territorio incontra la creatività
L’aperitivo di benvenuto ha immediatamente chiarito il tono gastronomico della serata.

Ad aprire il percorso un finger food vegetale firmato dal Ristorante Felter alle Rose: spiedo di verdure alla brace con fondo vegetale e maionese BBQ.
Cipolla di Tropea, carota e friggitello — nel loro momento migliore di stagionalità — venivano valorizzati dalla cottura alla brace che regalava sentori affumicati delicati e profondità gustativa.
La salsa BBQ vegetale accompagnava senza coprire, mantenendo equilibrio e freschezza.


Più contemporanea e fusion la proposta del Ristorante Duo di San Felice del Benaco: yakitori ripieno di manzo alla puttanesca.
Una preparazione che guardava chiaramente all’estetica e alle tecniche orientali, reinterpretate però con sapori mediterranei decisi. La cottura diretta sulla brace a vista aggiungeva intensità aromatica a una preparazione dal carattere netto ma ben calibrato.

Tra gli assaggi più riusciti dell’aperitivo il coregone cotto ma crudo del Ristorante La Mingla.
Il pesce simbolo del Garda arrivava in tavola morbidissimo, quasi setoso, accompagnato da salsa di carote fermentate e popcorn di amaranto.
Un piatto elegante e delicato, giocato su consistenze leggere e sulla naturale dolcezza del pesce di lago, valorizzato dalla componente fermentata e dalla croccantezza inattesa dell’amaranto.

Antipasto: ricciola dry aged e freschezza tropicale
L’antipasto firmato dal Ristorante Duo ha rappresentato probabilmente il piatto più contemporaneo dell’intera cena.

Il sashimi di ricciola dry aged veniva servito con ceviche al mango e spuma di salsa olandese.
La lavorazione dry aged della ricciola — lasciata maturare per circa quindici-venti giorni — permetteva al pesce di acquisire una consistenza più compatta e una profondità aromatica decisamente interessante.
Il mango aggiungeva una componente fresca e tropicale che alleggeriva il boccone, mentre la spuma di salsa olandese contribuiva con una nota morbida e avvolgente.
Un piatto costruito sull’equilibrio tra acidità, grassezza e freschezza, perfettamente accompagnato dai rosé serviti durante la degustazione.

Il primo piatto: il territorio gardesano nel risotto
Tra le portate più identitarie della serata il risotto mantecato alla robiola di capra, limone salato e capperi di Gargnano del Ristorante La Mingla.

Un piatto che raccontava il Garda occidentale in ogni ingrediente.
La mantecatura alla robiola di capra regalava rotondità e morbidezza, mentre il limone salato introduceva una spinta agrumata e sapida capace di dare tensione al piatto.
I capperi freschi di Gargnano, tritati e fritti, aggiungevano invece intensità aromatica e una piacevole componente croccante.
A completare il tutto, piccoli fiori di borragine commestibili utilizzati come decorazione artistica.
Il risultato era un risotto elegante, equilibrato e profondamente territoriale, dove ogni elemento trovava spazio senza sovrastare gli altri.

Ad accompagnare la cena anche il pane artigianale del Panificio “Il Forno di Pietro Freddi” di Casto, servito a parte in un piccolo piattino dedicato.
Pane realizzato con grani antichi, dalla crosta fragrante e dalla mollica profumata, capace di ribadire ancora una volta l’attenzione della manifestazione verso produzioni locali e qualità artigianale.
Il secondo: la delicatezza della faraona
Più classico nella struttura, ma estremamente convincente il secondo piatto proposto dal Ristorante Felter alle Rose.
Il rotolo di faraona ripieno con purè di fave si distingueva per la precisione della cottura.

La carne risultava tenerissima, succosa e morbida, segno di una lavorazione attenta e rispettosa della materia prima.
Il purè di fave accompagnava con dolcezza e cremosità, creando un equilibrio delicato che lasciava spazio anche ai vini in abbinamento.
Una proposta apparentemente semplice, ma eseguita con grande tecnica.

Il dessert: Garda e mediterraneità
A chiudere la cena la tartelletta firmata dalla Pasticceria Essenziale di Salò.

Una frolla croccante racchiudeva crema al limone del Garda, chantilly al basilico e spumiglie ai capperi.
Un dessert originale e ben costruito, che giocava tra acidità agrumata, aromaticità erbacea e note saline.
Particolarmente interessante l’utilizzo dei capperi anche nel dolce, scelta audace ma coerente con il filo conduttore territoriale della serata.

Una nuova idea di racconto del territorio
“Valtènesi in Tavola” si candida a diventare molto più di una semplice rassegna gastronomica
La sensazione, durante tutta la serata, è stata quella di assistere a un racconto collettivo del territorio, dove vino, cucina, panorama e ospitalità lavoravano nella stessa direzione. Un progetto che evita l’autoreferenzialità e sceglie invece il linguaggio dell’esperienza diretta: degustare, osservare, ascoltare e lasciarsi guidare dal Garda.

Con il cielo ormai completamente oscurato e i calici ancora pieni di Chiaretto, la prima serata di “Valtènesi in Tavola 2026” ha lasciato la sensazione di un format già maturo, elegante e fortemente identitario. Un appuntamento capace di valorizzare la Valtènesi non solo come territorio del vino, ma come destinazione gastronomica sempre più consapevole e contemporanea, mentre il viaggio “Valtènesi in Tavola 2026” continua non si ferma e prosegue …
Prossime tappe di giugno (10.06 e 21.06)

Puegnago del Garda 21/05/2026
Anna Salvioni
Cronista del Gusto
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