I Musei del Cibo: interessante meta per una gita cultural-gastronomica – di Marino Marini

Musei del Cibo

 

In questi tempi di vacanza, spero per molti, è interessante innanzi tutto visitare l’Italia, patria di innumerevoli borghi di una bellezza straordinaria. Li trovate disseminati anche al di fuori delle direttrici turistiche e in regioni poco frequentate come il Molise o la Basilicata nelle quali ci sono luoghi bellissimi dove passare le vacanze tra il mare e la montagna.

Poi, c’è quello che racconteremo oggi, un mondo quasi sconosciuto: eppure l’Italia ha il maggior numero di prodotti a Denominazione di Origine Protetta, Controllata o Garantita. L’ultimo aggiornamento del DOOR (l’elenco delle Denominazioni europee) ci assegna 304 Denominazioni di cui 167 DOP, 134 IGP e 3 STG, se a questo aggiungiamo 5266 PAT (Prodotti Agroalimentari Tradizionali) di cui 262 solo in Lombardia, abbiamo il quadro generale della situazione dell’agroalimentare italiano di qualità.

Molte realtà locali, sia pubbliche sia private, hanno raccolto testimonianze del saper fare italiano con l’obbiettivo celebrare questi prodotti e queste tradizioni. L’Alimentarium Museum di Vevey in Svizzera è sicuramente attraente e all’opposto potrebbe attrarvi anche il Museo del cibo disgustoso di Los Angeles, ma in questo momento vorremmo essere più pragmatici proponendovi, se volete, alcune attrattive culinarie sparse per l’Italia, giusto per essere orgogliosi di chi siamo e siamo stati, certo, non senza qualche aiutino: i Celti per i salumi, gli Aztechi per il cacao, il Messico per i pomodori e i peperoncini, i Greci per l’olio, gli Arabi per gli agrumi, il riso, il caffè, i distillati e così via.

La provincia più attenta a questo aspetto culturale è senz’altro la provincia di Parma che, con i suoi Musei del Cibo, accoglie e riordina secoli di attività artigianale. Disseminati nel suo territorio, secondo la tradizione prevalente si trovano i musei del Parmigiano Reggiano a Soragna in un antico castello; del Prosciutto di Parma a Langhirano, laddove si stagionano i prosciutti; del Pomodoro a Collecchio in Corte Giarola; della Pasta a Collecchio sempre in Corte Giarola; del Vino a Sala Baganza nella Rocca di San Vitale; del Culatello di Zibello e masalèn a Polesine Zibello presso l’Antica Corte Pallavicina; del Salame di Felino nel comune omonimo presso il castello; del Fungo porcino di Borgotaro a Borgotaro e Albareto. Se a questi aggiungiamo una visita al Museo dell’Olio Agorà di Coppini a San Secondo Parmense, la Biblioteca di Academia Barilla a Parma e Alma la Scuola Internazionale di Cucina Italiana a Colorno abbiamo un panorama completo di che cosa significhi per i parmigiani il cibo e la tavola.

Per restare ancora in Emilia Romagna segnaliamo il Museo dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Spilamberto (MO) dove vedrete in fila batterie di botticelle che per decenni avranno come compito di trasformare il mosto d’uva in un Balsamico unico al mondo. Sempre in questa provincia a Zocca, il paese di Vasco trovate il Museo del Castagno. Se vi spostate verso l’Adriatico non potete mancare di vedere la Manifattura dei Marinati di Comacchio (FE) la stessa del film con Sophia Loren intenta a cuocere le anguille. Poco più in giù trovate il Museo all’aperto dell’Olio di Brisighella (RA), un po’ più avanti il Museo del Sale di Cervia (RA) il famoso sale dolce della Romagna. Forlimpopoli (FC) è la patria di Pellegrino Artusi e quest’anno ricorre il 200° della nascita, quindi sono previste numerose iniziative, da visitare la Biblioteca (a Casa Artusi) con tutte le edizioni del famoso “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”. Anche a Val di Roggio (LU) vi è un altro Museo del Castagno a ricordare che la Toscana è la patria del castagnaccio.

In Umbria e precisamente a Torgiano (PG) Giorgio Lungarotti e sua moglie Maria Grazia già negli anni ’70 del secolo scorso, assieme alla cantina e alla nascita dei grandi vini di Torgiano, aprirono anche il Museo del Vino (MUVIT): una perla di scienza e cultura a cui seguì, qualche anno dopo, il MOO Museo dell’Olio e dell’Oliva. In questi due grandi realtà culturali trovate modo di approfondire la cultura mediterranea del vino e dell’olio: libri, ceramiche, strumentazione, collezioni tutto ciò che serve a capire questi mondi.

Per chi rimane nel nord Italia sono diversi Musei del Cibo a disposizione: il Museo del Pane di Sant’Angelo Lodigiano (LO), aperto solo per manifestazioni oppure, a Saronno (VA) la Collezione Storica Lazzaroni, nel mondo dei biscotti e a Frossasco (TO) il Museo del Gusto L’allestimento museale propone al visitatore un viaggio ideale nella storia dell’alimentazione dalla preistoria ai giorni nostri, con suggestioni attraverso la cucina tradizionale contrapposta a quella contemporanea. A Gerola Alta (SO) gli appassionati di formaggio possono visitare l’Ecomuseo del Bitto, storico formaggio tutelato dal presidio Slow Food. A Cisano di Bardolino (VR) sul lago di Garda c’è il Museo dell’Olio d’oliva mentre per gli appassionati si propone Poli Museo della Grappa, naturalmente a Bassano del Grappa (VI).

Gli amanti delle cose dolci possono sfogarsi con la visita al Museo del Tiramisù a Treviso, il Museo Carpigiani dedicato al Gelato si trova ad Anzòla dell’Emilia (BO), due Musei del Confetto uno nella capitale dei confetti Sulmona(AQ) e l’altro in Puglia ad Andria (BT). Il Museo della Liquirizia è, naturalmente, in Contrada Amarelli a Rossano(CS). A Perugia non mancate la Casa del Cioccolato dell’azienda omonima, un altro Museo del Cioccolato lo potete trovare a Norma (LT) e infine non perdetevi l’incredibile Museo del Cioccolato di Modica (RG).
Visto che siete in Sicilia potete fare una visita al Museo del Sale di Trapani a Paceco (TP). Chiudiamo con i pani rituali legati alle ricorrenze religiose e festose ai quali sono dedicati due musei: uno a Salemi (TP) e l’altro in Sardegna a Borore (NU).
Naturalmente, vista la situazione attuale della pandemia prima di recarvi ai musei verificatene l’apertura e le regole.
Buone e gustose vacanze!

Marino Marini


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