La Tessitura delle Reti a Montisola: i segreti di un’antica tradizione

Tessitura delle reti a Montisola

 

È notizia di questi giorni l’inaugurazione del rinnovato museo privato della rete all’interno della fabbrica di reti più antica di Monte Isola, oggi sede del Retificio La Rete.

Aperto Sabato 23 Luglio 2022, contiene una ricca raccolta di documenti, una mostra permanente di fotografie storiche in bianco e nero ed oggetti sul mondo della rete e della pesca realizzata dai proprietari come omaggio alle proprie radici.
Le visite si effettuano su prenotazione per gruppi per un minimo di 20 persone.

Info e prenotazioni al numero 030 988 6336 

Un po’ di storia

È ormai impossibile risalire storicamente al periodo preciso in cui a Montisola ebbe inizio l’attività di tessitura e produzione delle reti, complementare alla pratica della pesca in molti centri pescherecci. Si può tuttavia affermare con certezza, che proprio la tessitura e la produzione delle reti divenne a Montisola un’occupazione diffusa, importante e in seguito una vera eccellenza artigiana.

Già nel 1400 la produzione delle reti è un’attività artigianale consolidata, dimostrata da prove archeologiche. All’epoca non solo la pesca, ma anche la caccia si effettuava con l’ausilio di reti, e il centro di Montisola era uno dei più grandi produttori ed esportatori di reti in tutto il continente.

In occasione della storica EXPO universale di Brescia del 1904, Arnaldo Gnaga scrive nella sua monografia: “le fabbriche di reti bresciane oltre che la provincia servono ogni foggia di reti l’Italia tutta, comprese l’isole e la colonia e noi vedemmo non poche commissioni anche per l’estero, fin per le lontane Americhe”.

Le donne protagoniste della tessitura

Protagoniste di quest’attività furono in primo luogo le donne. Spesso poco considerata nel mondo contadino, a Montisola la nascita di una donna era una vera benedizione, poiché con agili ed esperte mani era in grado di tessere reti di ogni foggia molto meglio e molto più velocemente degli uomini.

Strumenti tradizionali per lavorare le matasse (mesane) erano l’ago (ocia) e il modano (mödèl). Era costume mettersi su una piccola sedia (scagnina) dentro o fuori da casa, o nei campi, o sulle sponde del lago, ad arrotolare le nasse (barteèi). La tessitura ed il trasporto delle reti costituiva inoltre un’occasione di uscire dalle piccole comunità per fare incontri e socializzare: come spesso accade in molte società, il commercio offriva l’occasione per espandere o rivitalizzare un’intera comunità.

In alcuni luoghi, come Clusane d’Iseo, sopravvivono ancora alcuni segni del passato: per esempio la perola, il grande paiolo che serviva a tingere le reti, e che si può ammirare oggi di fronte alla Trattoria Al Porto.


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